Il 29 settembre è stata presentata alla Camera dei Deputati la proposta di legge n. 2631 “in materia di obbligo di adozione dei modelli di organizzazione e di gestione di cui al D.Lgs. 231/2001 nonché di responsabilità per violazione della normativa concernente la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.

L’obiettivo è quello garantire una maggiore tutela per i lavoratori, contribuendo a prevenire ulteriori tragedie nei cantieri.

La proposta prevede, in particolare, l’adozione obbligatoria del modello 231 per tutti coloro che lavorano direttamente o indirettamente per la pubblica amministrazione, allo scopo di prevenire la commissione di specifici reati di cui al predetto decreto legislativo, tra cui quelli in materia di salute e sicurezza.

Tra i reati presupposto, che fanno sorgere la responsabilità amministrativa degli enti se commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente, vi sono, infatti, quelli di omicidio colposo e lesioni personali colpose, peculiari in quanto reati colposi e non dolosi, che derivano dalla violazione di norme poste a tutela della sicurezza dei lavoratori ai sensi del D.lgs. 81/08.

Per queste fattispecie, l’”interesse” o il “vantaggio” per l’ente – presupposto per la responsabilità – può essere rinvenuto, ad esempio, in un risparmio di costi per l’ente in fase di attuazione della normativa antinfortunistica (DPI, formazione, manutenzione) oppure nel conseguimento di una maggiore produttività del lavoro o in una più semplice o rapida gestione dello stesso attraverso l’elusione delle regole di sicurezza.

La proposta interviene, nello specifico, aggiungendo all’art. 1 del D.Lgs. 231/2001 i commi 3bis e 3ter, che stabiliscono:

  • l’adozione obbligatoria del modello ai fini della partecipazione a bandi di gara indetti da enti pubblici o società partecipate per l’affidamento di appalti senza limiti di importo nonché per la sottoscrizione di contratti relativi a procedure di affidamento diretto, in conformità con il codice dei contratti pubblici.;
  • la contestazione della responsabilità, da parte del pubblico ministero, nei confronti degli enti tenuti all’adozione del modello, in caso di reati o illeciti amministrativi conseguenti a reato commessi in violazione delle disposizioni del D.Lgs. 81/08.

La proposta si inserisce nel dibattito, ormai sempre più attuale, sulla possibile evoluzione del Modello 231 da strumento volontario di esonero della responsabilità a requisito richiesto per determinati ambiti di attività; non più, quindi, soltanto uno strumento facoltativo di mitigazione del rischio, ma un requisito sostanziale di affidabilità e di accesso al mercato.

Qualora approvata, gli enti dovranno avviare una riflessione sui propri assetti organizzativi e sui presidi di compliance e adottare un modello che non dovrebbe essere letto esclusivamente come un adempimento imposto, ma come un’opportunità strategica per rafforzare la governance e prevenire i rischi da reato.